Chi ha un mutuo a tasso variabile conosce bene la sensazione di rata che cambia a ogni revisione del tasso di riferimento. Quando i tassi salgono, è naturale chiedersi se non convenga passare a un tasso fisso, per avere finalmente una rata stabile e prevedibile.
Passare al tasso fisso conviene soprattutto quando la differenza rispetto al nuovo tasso fisso è contenuta, la durata residua del mutuo è ancora lunga e si preferisce la stabilità della rata anche a costo di rinunciare a possibili futuri ribassi del variabile.
Perché chi ha un mutuo a tasso variabile si pone questa domanda
L’incertezza della rata nel tempo
Un mutuo a tasso variabile lega la rata all’andamento di un tasso di riferimento (tipicamente l’Euribor). Nei periodi di rialzo, la rata può crescere anche in modo significativo rispetto a quella iniziale, mettendo sotto pressione il budget familiare. Per un approfondimento generale sul dilemma tra le due tipologie di tasso, puoi consultare anche l’analisi di Borsa Italiana su mutuo fisso o variabile.
Come si muovono i tassi di riferimento
Nei mutui a tasso variabile, il tasso è generalmente legato all’Euribor, a cui si aggiunge lo spread applicato dalla banca. Le nuove offerte a tasso fisso, invece, sono generalmente influenzate dall’andamento dei tassi IRS/Eurirs, oltre che dallo spread della banca. Per questo, le condizioni proposte per passare al fisso possono evolvere in modo diverso rispetto al tasso del mutuo variabile in corso. Per farsi un’idea dell’andamento storico e recente dei tassi, puoi consultare i dati ufficiali pubblicati dall’Osservatorio de Il Sole 24 Ore.
Come si può passare dal variabile al fisso
1. Surroga verso un’altra banca
La surroga permette di trasferire il mutuo a un’altra banca e ottenere nuove condizioni, attraverso un nuovo finanziamento di importo pari al debito residuo. Per il cliente, l’operazione non prevede penali né costi diretti. Abbiamo raccolto qui come capire se la surroga è la scelta giusta nel tuo caso.
2. Rinegoziazione con la stessa banca
In alternativa, si può chiedere alla propria banca di modificare le condizioni del mutuo esistente, passando dal variabile al fisso. È spesso più rapida della surroga, ma non sempre offre le condizioni più competitive presenti sul mercato.
3. Portabilità e costi da considerare
La surroga, per legge, non comporta costi diretti per il cliente (le spese notarili e di istruttoria sono a carico della banca subentrante). Vale comunque la pena verificare nel dettaglio le condizioni della nuova offerta prima di procedere.
I criteri per decidere se conviene
1. Differenza tra tasso attuale e nuovo tasso fisso
Più la differenza è contenuta, più ha senso valutare il passaggio: uno scarto molto ampio a sfavore del fisso può rendere il cambio meno conveniente nel breve termine.
2. Durata residua del mutuo
Con una durata residua ancora lunga (10-15 anni o più), i benefici della stabilità della rata hanno più tempo per manifestarsi. Con pochi anni residui, il cambio pesa meno sul totale degli interessi da pagare.
3. Costi di surroga o rinegoziazione
Anche se la surroga non ha costi diretti, è comunque utile confrontare le nuove offerte di mutuo ricevute con lo stesso metodo usato per qualsiasi altra offerta: TAEG, Importo Totale Dovuto dal Consumatore e costi accessori.
4. Propensione al rischio personale
Alcune persone preferiscono una rata sempre uguale, anche a costo di pagare qualcosa in più nel tempo; altre sono più a proprio agio con l’oscillazione del variabile, soprattutto se il budget familiare ha margine sufficiente per assorbirla.
Il caso di Paolo
Immaginiamo Paolo, con un debito residuo di 120.000 euro e 15 anni ancora da rimborsare. Il suo mutuo a tasso variabile ha raggiunto un TAN del 3,40%, con una rata di circa 852 euro al mese. Confrontando alcune offerte di surroga, trova una proposta a tasso fisso al 3,20%, che porterebbe la rata a circa 840 euro al mese.
La differenza è contenuta, circa 12 euro al mese, ma Paolo decide di procedere con la surroga perché preferisce avere una rata stabile per i 15 anni residui, senza essere esposto alle future variazioni del tasso.
Si tratta di un esempio puramente illustrativo: la convenienza effettiva di una surroga dipende dalle condizioni del mutuo in corso e dalle nuove offerte disponibili.
Come capire se conviene davvero passare al fisso
Il primo passo è calcolare concretamente la differenza tra il tuo tasso variabile attuale e un nuovo tasso fisso disponibile: è il numero da cui partire, non un’impressione generica. Subito dopo, verifica quanti anni mancano ancora alla fine del mutuo, perché la durata residua cambia molto il peso della decisione.
Vale la pena confrontare più offerte di surroga, non fermarsi a quella della propria banca attuale, e valutare il TAEG e i costi accessori delle nuove proposte, non solo il tasso nominale pubblicizzato.
C’è anche una componente personale da considerare: quanto ti pesa, in termini di serenità, l’oscillazione di una rata variabile. Infine, informati su tempi e modalità della pratica di surroga o rinegoziazione con la banca, così saprai cosa aspettarti lungo il percorso.
Le decisioni prese di pancia, e cosa le rende rischiose
Il primo rischio è lasciarsi guidare dall’ansia del momento, decidendo senza aver prima calcolato con precisione la differenza tra i due tassi.
Un altro errore diffuso è accettare la rinegoziazione proposta dalla propria banca senza confrontarla con altre offerte, rischiando così di lasciare sul tavolo condizioni più vantaggiose disponibili altrove. Sottovalutare la durata residua del mutuo è un altro punto delicato, perché è proprio questo fattore a incidere di più sulla reale convenienza del passaggio.
E infine, scegliere tra variabile e fisso senza guardare al proprio effettivo margine di budget significa decidere senza una vera bussola per orientarsi.
FAQ
Quando conviene passare da un mutuo a tasso variabile a un tasso fisso?
In genere quando la differenza tra il tasso attuale e un nuovo tasso fisso è contenuta, la durata residua del mutuo è ancora lunga e si preferisce avere una rata stabile anche a fronte di possibili oscillazioni future dei tassi.
Qual è la differenza tra surroga e rinegoziazione del mutuo?
La surroga trasferisce il mutuo a un’altra banca con nuove condizioni, senza costi per il cliente; la rinegoziazione modifica le condizioni con la stessa banca, spesso più rapida ma non sempre con le condizioni più competitive sul mercato.
La surroga del mutuo ha dei costi?
Per legge, la surroga non prevede costi a carico del cliente: le spese notarili e di istruttoria sono a carico della banca subentrante. Vale comunque la pena verificare le condizioni specifiche dell’offerta ricevuta.
Conviene passare al tasso fisso se manca poco alla fine del mutuo?
Spesso no: con una durata residua breve, i benefici della stabilità del tasso fisso tendono a pesare meno rispetto ai costi e alla complessità della pratica di surroga o rinegoziazione.
Come si confrontano le nuove offerte a tasso fisso prima di decidere?
Allo stesso modo di qualsiasi altra offerta di mutuo: confrontando TAEG, Importo Totale Dovuto dal Consumatore e costi accessori delle proposte ricevute da banche diverse, non solo il tasso nominale.
